Don Emilio

Don Emilio de Roja nasce a Klagenfurt (A) il 28 febbraio 1919, da Luciano e  Anita Savonitti, quinto di nove fratelli. A partire dal 1929 frequenta il Seminario arcivescovile di Udine a Castellerio e, poi, nel capoluogo friulano.

Nel 1941 viene ordinato sacerdote nella Pieve di Madonna di Buja. Moderatore – Prefetto generale ed insegnante nel Seminario, dal 1943 al 1945 partecipa attivamente alla Resistenza operando prima nelle carceri per il conforto e la liberazione dei prigionieri e, quindi, a sostegno delle brigate partigiane Osoppo. E’ così tra i protagonisti della liberazione di Udine.

Nel 1945 viene nominato cappellano  nel poverissimo Villaggio San Domenico, ove si adopera per la gioventù attraverso l’attività di un gruppo scout e, successivamente, fonda la Scuola di Arti e Mestieri per qualificare professionalmente i tanti giovani senza lavoro.

Nel 1952 fonda “Casa dell’Immacolata”, della quale rimane Presidente fino al 3 febbraio 1992, giorno della sua scomparsa, per raccogliere ragazzi con gravi  problematiche personali e familiari, portando la maggior parte di loro ad un pieno riscatto morale e sociale.

Impegnato nella solidarietà, particolarmente dopo il terremoto del 1976, fonda la Caritas diocesana udinese. Ha rivestito, inoltre, importanti incarichi a livello diocesano. Spirito libero e generoso può essere considerato uno dei protagonisti del storia friulana nella seconda metà del XX secolo.

Don Emilio ha dedicato 40 anni della sua vita alla Casa da lui fondata, senza mai dimenticare l’impegno verso la crescita e la cultura della città di Udine.

Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, visitando la Casa dell’Immacolata, lo ha paragonato ai grandi della carità che hanno reso illustre la Chiesa udinese nei secoli passati.

“Non cercate persone perfette, non esistono.

Cercate persone generose.”

Don Emilio

MEDAGLIA D’ARGENTO AL MERITO CIVILE

“Sacerdote di elevate qualità umane e civili, iniziò il suo impegno durante le lotte contro il nazifascismo accogliendo nel seminario giovani sbandati a causa della guerra, ed avvicinandoli ad una onesta e laboriosa vita. Proseguì successivamente la sua opera offrendo ospitalità ed aiuto a bisognosi ed emarginati e prodigandosi, nell’arco della sua lunga vita, come educatore di ragazzi che recuperava alla società civile. Fulgido esempio di elevato spirito di abnegazione e di solidarietà umana”.

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